Sunday, October 15, 2006

Lettera aperta ad una figlia neopatentata

Mia cara, carissima figlia,
non so neanch’io perché voglio dedicarti queste righe, stasera. Sei appena arrivata a casa, e sono solo le 22.30. Contenta, contentissima per essere riuscita ad andare e tornare sola, in macchina, da casa del tuo ragazzo: non è neanche una settimana che hai preso la patente, e solo oggi hai chiesto di poterlo fare. Prima non ti sei fidata di te, hai voluto sempre la presenza della mamma, o mia, accanto a te. Stasera ho visto i tuoi occhi brillare, come fosse una vittoria su te stessa, come tante volte hai dimostrato di saper fare, nonostante i tuoi vezzi scaramantici (a proposito: quando tiriamo via dai vetri quella “P” che non ha più ragione di esserci?). Cosa può dire un padre se non di essere orgoglioso di te? Ecco, potrebbe farti le raccomandazioni tipiche di questi momenti, ma so che non ne hai bisogno: altre volte hai dimostrato di avere la testa sulle spalle e credo che ti possa essere bastato – nei pochi giorni in cui siamo usciti insieme a fare un po’ di pratica di guida - il mio sguardo apprensivo quando mi chiedevi le chiavi per tirare fuori la macchina dal garage, o il mio aggrapparmi silenzioso ai braccioli, o il frenare al posto tuo…Adesso sei di là e stai dicendo al tuo moroso che sei arrivata a casa, con quella voce che sai fare tu quando ti aspetti i complimenti (ed io te li faccio ancora una volta, mentalmente, come te li ho fatti prima, in silenzio, con lo sguardo); da come parli sento che te li ha fatti anche lui, contento che qualche volta potrai scarrozzarlo in giro anche tu, come ha fatto lui in quest’ultimo periodo con te. No no, non aver paura, non sto per fare raccomandazioni… solo che ho capito perché ti sto scrivendo: è arrivato il momento in cui un padre si accorge improvvisamente che la figlia è cresciuta… e si fa strada un po’ di malinconia, qualche rimorso per le tante cose che avrei voluto fare con te e non ho fatto, qualche ricordo di letture a voce alta sul bordo del letto… insomma: più che per te queste righe le sto scrivendo per me, mi pare… Un attimo di tristezza, lo confesso, e di malcelato pudore (scrivo, ma non ne parlo). Ok, meglio smettere subito. In gamba, tesoro!

6 Comments:

Anonymous Anonymous said...

caro fran, non sai quanto mi riconosco in quel che dici, soprattutto nelle battute finali, anzi lo sai benissimo.Sai però, io vorrei dirti - nessun vano consiglio solo risonanza interna di esperienze vissute come madre e come figlia di un padre pudico e facile alla malinconia - di ripensare a queste tue parole: "insomma: più che per te queste righe le sto scrivendo per me, mi pare… Un attimo di tristezza, lo confesso, e di malcelato pudore (scrivo, ma non ne parlo). Ok, meglio smettere subito queste parole..."
Perché smettere subito queste parole? perché le dici a e per te stesso e non a lei? perché lei dovrebbe attendere, ad esempio, di avere 50 anni perché il padre le dia liberamente sentimenti ed emozioni? te lo voglio dire con Almodovar...Fran, hable con ella...:)))

16 October, 2006  
Blogger Deli - Mel said...

poi però ci sono momenti in cui scopri che ci si può parlare, tra madre-padre e figlio/figlio, come per anni non è stato possibile. è bello vedere i figli diventare grandi e trovare spazio per conversazioni prima non possibili... vedrai... :-)

16 October, 2006  
Blogger catomaior said...

Ho seguito il consiglio, le ho parlato. Dopo aver detto che la lettera l'ho scritta nel blog e avergliela fatta leggere, mi ha detto: "nelle ultime righe speravo di leggere: 'allora ti regalo una macchinina'..."

18 October, 2006  
Blogger MicZ said...

beh una macchina potresti prendergliela
mics

19 October, 2006  
Blogger catomaior said...

ci vedremo fra un po' d'anni caro amico...;-)

20 October, 2006  
Anonymous Anonymous said...

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25 November, 2009  

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